"Mille anni a Pechino"


Storia e storie di una capitale

RENATA PISU


La città oggi teatro delle Olimpiadi raccontata in uno stupendo affresco che ne ricostruisce storia e destini


Città un tempo unica al mondo, Pechino è passata in meno di cento anni dal feudalesimo alla modernità o, se si vuole, alla postmodernità, transitando per il comunismo: «raccontare» questa realtà è dunque una questione complicata, che Renata Pisu, studiosa della realtà cinese sin dai tempi dell'Università, frequentata per un certo periodo appunto a Pechino, ha risolto con grande abilità e scioltezza, intrecciando storia passata e presente, ricordi personali e una vasta conoscenza della cultura cinese in un resoconto coinvolgente e vivido.

Pechino come città-luogo spirituale di un popolo, quasi città santa del potere dell'Imperatore, costruita per colui che è stato mandato dal cielo per governare sugli uomini.

La Città Proibita e i nuovissimi grattacieli, i «santini» di Mao, diventato una sorta di venerabile antenato, l'ex fabbrica modello trasformata in una FACTORY delle avanguardie artistiche, la migrazione di massa di migliaia di lavoratori venuti dalle campagne con i pechinesi che traslocano nelle periferie, le tombe degli imperatori Ming e gli appartamenti kitsch dei nuovi ricchi: l'autrice sa restituirci con efficaci e colorite pennellate tutta la complessità e insieme il fascino di una capitale che purtroppo, sottolinea con grande malinconia, tra qualche anno sarà totalmente irriconoscibile.


Per le strade, nelle piccole case, nei giardini nascosti, con Pisu si incontra la Cina d'oggi: tra passato e futuro, questa nazione rappresenta un nascere e rinascere continuo.

L’autrice non manca di soffermarsi sulle vecchie e nuove abitudini che si stanno diffondendo nella capitale del Regno di mezzo. Per esempio, descrive la mania della coppie moderne di posare per due album di nozze: il primo, ufficiale, per parenti e amici. Il secondo, privato, arricchito da scatti più intimi. O, infine, la magia dei parchi a primavera, quando si diffonde nell’aria una musica armoniosa emessa da zufoli fissati sotto la coda dei piccioni che, volando contro vento, creano una melodia molto speciale.


"Mille anni a Pechino", insomma, è la lettura più adatta per coloro che, prima di recarsi in Cina, volessero trovare le chiavi di lettura di una capitale così complessa, che forse tra un mese o tra un anno sarà già completamente diversa, ma che resterà sempre affascinante e misteriosa al pari di un romanzo d'avventure.


"Quello che ti meriti"



Anne Holt

Traduzione di Luca Lamberti

Einaudi





Il primo di una serie di thriller investigativi che ha attanagliato i lettori di mezzo mondo, per la chiarezza dei personaggi, la sottigliezza psicologica degna delle "grandi" del giallo inglese, il gusto per la precisione, il respiro romanzesco, che alterna gli innumerevoli colpi di scena ad una comprensione acuta e pietosa della natura umana.

Un'atmosfera rarefatta in cui quasi senza accorgersene, si trattiene il respiro dalla prima all'ultima scena.



Una dolente, umanissima coppia di detective: l'investigatore Stubo e la criminologa Vik. Lui, che ha appena perso moglie e figlio in un incidente assurdo, cerca di convincere Vik a partecipare alle indagini perchè sa che questo è l'unico modo per venirne a capo. Lei, inizialmente poco convinta, alla fine decide di rendersi disponibile alla risoluzione del caso non potendo restare indifferente al crescente orrore.




Il successo mondiale degli appassionanti romanzi di Anne Holt affonda le sue radici anche nella storia personale della scrittrice. Psicologa criminale, ha lavorato presso il Dipartimento della Polizia, ed è stata ministro della Giustizia nel governo Jagland per due anni. La profonda conoscenza delle procedure investigative, una spiccata sensibilità femminile e un talento smisurato nella costruzione delle storie, hanno celebrato la sua fama nel mondo facendola diventare una delle scrittrici più lette, nonchè una innovatrice nella tradizione che vanta nomi quali P.D. James, Patricia Cornwell.


"Non le piaceva camminare da sola.

Però la mamma di Marte era passata a prendere Marte e Silje. Dove andavano non glielo avevano detto. Le avevano solo fatto ciao con la mano dal lunotto della macchina. Le farfare avevano bisogno d'acqua. Alcune le erano già appassite sulle dita.

Emilie cercò di non stringere troppo il mazzetto; un fiore cadde a terra e lei si chinò a raccoglierlo.

- Ti chiami Emilie?

L'uomo sorrideva; Emilie lo guardò.

Non c'era nessun'altro in vista sul sentiero".

"La figlia dello straniero"

di Joyce Carol Oates



Rebecca è una donna dai mille segreti. Mentre si sposta senza una meta precisa lungo l'East Coast americana, tenendo stretto per mano il figlio Niley, si lascia dietro enormi pezzi del suo passato: due genitori giunti dall'Europa dilaniata dalla Seconda guerra mondiale che l'hanno messa al mondo sulla nave che li trasportava lontano dagli orrori del nazismo; un marito che riversa le proprie frustazioni per la duretta della vita a cui va incontro quotidianamente sulla moglie; la lettera da un lontano cugino sopravvissuto all'Olocausto, che le rivela di suo padre e sue madre più di quanto essi avrebbero voluto confessare.






L'unica soluzione per Rebecca e Niley, sembra essere quindi quella di partire lasciandosi alle spalle ogni sofferenza. Partire e annullarsi reinventandosi in grembo all'America. Perchè in fondo l'America è anche questo. E suo padre del resto, con la diffidenza spaurita dell'immigrato di prima generazione, spesso le ripeteva: "Tu sei nata qui, non ti faranno del male".
Ma veramente riuscirà quel giovane, immenso e violento paese a proteggere una madre e suo figlio?






Dopo il successo di "La madre che mi manca" torna un'autrice considerata uno dei massimi scrittori americani viventi, con un romanzo che ha segnato in patria un vero trionfo di critica e pubblico.



Vincitrice del National Book Award, del Pen/Malamud Award for Achievement in Short Story e del Prix Femina,Joyce Carol Oates è professore emerito in Lettere presso l'Università di Princeton, e dal 1978 membro dell'American Academy of Arts and Letters. Tra i suoi libri (che comprendono romanzi, racconti, poesie e commedie), Bompiani ha pubblicato Blonde, Misfatti e Stupro.

"Gli effetti secondari dei sogni"


Delphine de Vigan


Lou Bertignac, parigina, dodici anni, un q.i. altissimo, due anni avanti al liceo, una famiglia chiusa nel silenzio e nel dolore dopo la morte della sorellina. Una disadattata, lontana dai suoi coetanei, che percepisce la sua diversità rispetto agli altri. Incapace di creare una relazione con chiunque, Lou passa gran parte del suo tempo libero a vivere o meglio ad essere spettatice delle emozioni degli altri: guarda il calcio in televisione per osservare la gioia dei giocatori, spia le persone per strada e soprattutto frequenta le stazioni ferroviarie parigine perchè in quei luoghi si concentra l'emozione di amanti che si salutano, di famiglie che si rincontrano dopo tanto tempo, di amici ritrovati.

E' proprio qui alla stazione di Austerlitz, che Lou trova tra la folla, una ragazza appena più grande di lei Nolwenn, che si è lasciata alle spalle un passato difficile e ora vive da randagia. Tra le due, nel tempo di uno sguardo, si crea un'intesa speciale, che nessuna delle due aveva mai trovato prima.


Due ragazze totalmente sole, diverse, ma destinate in qualche modo, a riconoscersi tra la folla della città, finiranno così per stringere un'amicizia, che nata gradualmente, arriverà a cambiare la loro vita e il loro piccolo mondo. La vicenda drammatica, eppure lieve, di due vite chiamate a intrecciarsi, e se non a salvarsi, almeno a trovare nuove speranze.


Lou ricorda Oskar Schell, il protagonista di " Molto forte, incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer: giovani voci che si interrogano, che ci interrogano, che si mettono a nudo.

Il libro ha vinto il Prix del Libraires al salone del libro di Parigi 2008.

J.K. Rowling - A dicembre i racconti inediti -



La "mamma" di Harry Potter annuncia l'uscita di :



"I racconti del bardo Beedle"


Una buona notizia per i fan di Harry Potter: la saga del maghetto di Hogwarts non è morta e sepolta con il settimo capitolo Harry Potter e i doni della morte. A dicembre arriverà nelle librerie "The tales of Beedle the bard", il libro che nell'ultimo romanzo viene lasciato in eredità dal defunto maestro Albus Silente ad Hermione. "Il mio pubblico è stato comprensibilmente deluso dal non poter comprare il libro" queste le parole pronunciate dall'autrice J.K. Rowling, che ha annunciato la pubblicazione nel giorno del suo 43esimo compleanno.

La Rowling aveva prodotto sette copie manoscritte di "I racconti del bardo Beedle"; sei volumi erano stati regalati a coloro che l'avevano aiutata durante i 17 anni di lavorazione della saga di Harry Potter. L'ultima copia era stata messa all'asta su Amazon.com per beneficienza e venduta per oltre 2,4 milioni di euro. Anche i proventi delle vendite del libro saranno devoluti dell'associazione "Children's High Level Group", fondata dalla stessa Rowling nel 2005 e impegnata nel sostegno dei bimbi che si trovano in orfanotrofi dell'Europa orientale
"I racconti del bardo Beedle" saranno pubblicati in due edizioni diverse: una con i commenti del maestro Albus Silente e un'introduzione della Rowling; l'altra in sole 100 mila copie, sarà venduta esclusivamente da Amazon e sarà una riproduzione del manoscritto originale.
Una delle storie, "The tale of the three brothers", era già stata inserita in Harry Potter e i doni della morte, romanzo che ha venduto 350 milioni di copie ed è stato tradotto in 65 lingue.

Premio Strega 2008- "La solitudine dei numeri primi"


3 Luglio 2008




La notte stregata di Paolo Giordano




Paolo Giordano, a soli venticinque anni, si è aggiudicato la 62° edizione del più prestigioso premio di narrativa italiana, lo Strega, con il suo "La solitudine dei numeri primi"edito da Mondadori.


Nato a Torino nel 1982, laureato in fisica, borsista presso l'università di Torino è con codesto romanzo al suo esordio narrativo.


Con 163 voti ha battuto anche Ermanno Rea, classe 1927, al secondo posto con 118 voti.





Forse non tutti sanno cosa sono i numeri primi gemelli; sono numeri primi vicinissimi nella loro sequenza e separati da un solo numero ovviamente non primo.


A mano a mano che si va avanti questi numeri compaiono sempre con minore frequenza, ma gli studiosi assicurano: anche quando ci si sta per arrendere, anche quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatterà in altri due gemelli, stretti l'uno all'altro, nella loro solitudine.





Mattia e Alice, i protagonisti di questo romanzo sono così due persone speciali che viaggiano sullo stesso binario, ma destinati a non incontrarsi mai. Sono due universi implosi, incapaci di aprirsi al mondo che li circonda, di comunicare i pensieri e i sentimenti che affollano i loro abissi.


Due storie difficili, due infanzie compromesse da un pesante macigno che si trascina nel tempo affollando le loro fragili esistenze fino alla maturità. Tra gli amici, in famiglia e sul lavoro, Alice e Mattia portano dentro e fuori di sè i segni di un passato terribile. La consapevolezza di essere diversi dagli altri non fa altro che accrescere le barriere che già li separano dal mondo fino a condurli ad un isolamento atrocemente arreso.


Paolo Giordano descrive la parabola di queste giovani ed effimere esistenze attraverso parole commosse eppure lucidissime. Il tono del romanzo cresce non appena ci si inoltra nel racconto e nelle vite dei protagonisti. Anche la sintassi e la complessità della frase si evolvono a mano a mano che i due ragazzi crescono, guidandoci in un percorso che conduce lentamente verso significati sempre più acuti. Le elementari descrizioni che contraddistinguono i primi capitoli, quando le vite di Mattia e Alice devono ancora incrociarsi, lasciano in seguito il posto ad una imprevedibile e inaspettata profondità di pensiero. Il linguaggio si affina, le frasi si intrecciano, i pensieri si complicano.




"La solitudine dei numeri primi" è un romanzo che ci cresce tra le mani, che parte in sordina per esplodere nel finale, è un'opera delicata ma al contempo terribile, in cui sono protagonisti non i soliti ragazzi belli e perfetti che affollano i romanzi contemporanei, ma piuttosto ragazzi imperfetti e marginali.




I turbamenti e le cicatrici, i fallimenti mai confessati e l'incapacità di vivere, insomma tutta l'umanità scartata dagli altri scrittori, entra nelle pagine di Paolo Giordano che quindi sposta il baricentro del mondo verso l'angolo oscuro e disprezzato della società, facendo leva, sulla vita dei suoi ragazzi speciali.



A volte basta spostare il punto di osservazione perchè un altro universo ci esploda meravigliosamente tra le mani: l'esperimento sembra essere con questo romanzo riuscito bene.


"Un cappello pieno di ciliege"



Il romanzo postumo di Oriana Fallaci







Il 30 Luglio, a quasi due anni dalla scomparsa di Oriana Fallaci, è uscita per i tipi della Rizzoli l'opera postuma "Un cappello pieno di ciliege".


L'ultimo romanzo di Oriana Fallaci è la straordinaria epopea dei vari rami della sua famiglia, una saga che attraversa regioni d'Italia, nazioni e secoli. Dopo anni di ricerche, l'autrice ha visto la cronaca familiare trasformarsi in "una fiaba da ricostruire con la fantasia", un imprevedibile intreccio di destini romanzeschi che costituisce uno dei risultati più alti e godibili della narrativa degli ultimi anni. Questo libro rappresenta un vero e proprio dono per i milioni di lettori che hanno divorato e si sono appassionati ai tre volumi della trilogia iniziata con La Rabbia e L'Orgoglio.



"La vigilia della catastrofe(11 Settembre 2001) pensavo a ben altro: lavoravo al romanzo che chiamo 'il mio bambino'. Un romanzo molto corposo e impegnativo che in questi anni non ho mai abbandonato, che al massimo ho lasciato dormire qualche mese per curarmi in ospedale o per condurre negli archivi e nelle biblioteche le ricerche su cui è costruito."


Spiegava così la genesi di "Un cappello pieno di ciliege" l'autrice Oriana Fallaci; il romanzo approda in libreria per i tipi della Rizzoli, e il Sole24ore.com pubblica in esclusiva un ampio stralcio del primo capitolo. Si tratta di un testo postumo che arriva a noi attraverso il dattiloscritto che la Fallaci stessa consegnò con le indicazioni per la pubblicazione al nipote e suo erede testamentario, Edoardo Perazzi.
 
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